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Un blog per parlare di età evolutiva: delle sue caratterische e delle sue difficoltà. 

 

DI CHI È COLPA?

C’è una donna che, insoddisfatta dalla relazione con il marito sempre impegnato per il lavoro, decide di tradirlo con un uomo che abita al di là del ponte che collega i paesotti vicini. Dopo aver passato con lui la notte, la mattina riprende il sentiero verso casa ma sul ponte incontra un folle che la minaccia di ucciderla.

La donna allora torna indietro e cerca un altro modo per attraversare il fiume. Dopo aver camminato per un po’ trova un traghettatore ma si accorge di non avere i soldi per pagarlo. Prova a raccontargli la storia cercando di trovare comprensione in lui ma il traghettatore le dice che non l’avrebbe portata al di là del fiume se non fosse stato pagato.

Torna quindi dall’amante chiedendogli dei soldi in prestito per pagare il traghettatore ma l’amante rifiuta. La donna si ricorda che lì vicino viveva un vecchio amico, da sempre innamorato di lei, e decide di rivolgersi a lui. Quando però la donna finisce di raccontargli quanto gli era successo questo rimase deluso e la caccia dalla sua casa.

La donna prova a tornare dal traghettatore dicendogli che non era riuscita a trovare i soldi per pagarlo e lo supplica ma il traghettatore non ne vuole sapere. A questo punto la donna cerca di attraversare ugualmente il ponte ma il folle la uccide.

Questa storia viene di solito usata negli assesment in alcune valutazioni aziendali e chiede ai partecipanti di riordinare in ordine crescente i personaggi in base al grado di colpevolezza. C’è il marito troppo impegnato, la donna fedifraga, il folle omicida, il traghettatore incomprensivo, l’amante noncurante, l’amico deluso… Tanti personaggi, ognuno con le sue colpe.

Trasportando la situazione al caso del “bullo” di Lucca e il professore, abbiamo uno scenario simile. Possiamo colpevolizzare:

  • lo studente, per il suo comportamento inadeguato;
  • i suoi genitori, per non averlo educato adeguatamente;
  • l’insegnante, per non aver saputo reagire;
  • i compagni di classe, per averlo incoraggiato attraverso i filmati;
  • il preside, per non essersi reso conto della situazione di quella classe;
  • l’università, per la formazione manchevole degli aspetti psico-relazionali;
  • il governo, per le scarse risorse che fornisce alle scuole;

C’è oggi chi critica sui media e sui social l’uno o l’altro personaggio utilizzando parole molto forti ed arrivando perfino a formulare minacce contattando direttamente lo studente. Ma è davvero possibile dare un giudizio morale obiettivo sulla vicenda? È possibile attribuire tutta la colpa ad un singolo individuo?

CHE COSA POSSIAMO FARE?

Credo che l’atteggiamento inquisitorio e punitivo emerso in seguito alla vicenda abbia come obiettivo sfogare la propria indignazione piuttosto che creare un dialogo costruttivo dove partorire soluzioni affinché situazioni simili non riaccadano.

Il ragazzo è certamente colpevole ma al contempo vittima di una serie di circostanze. Se devo trovare una causa nel suo comportamento questa risiede della sua storia di apprendimento, e non intendo la sua storia scolastica, ma la storia dei suoi comportamenti. Ogni comportamento sopravvive perché funzionale, perché ha ricevuto dei rinforzi in passato. Diversamente questo scomparirebbe. Quando "Le Iene" nel servizio del 22/04/2018 hanno chiesto a lui il perché del suo comportamento ha risposto che era un po’ un’abitudine in quella classe, con quel professore… tutti ridevano, tutti gli dicevano che era un grande!

Cosa sarebbe successo con un altro professore? E con altri compagni? E in un altro paese. E potremmo aggiungere nuovamente tante variabili ma il succo del discorso è che ormai è successo.

Ritornando al test sopracitato, alla fine la donna del ponte è morta. Adesso, la cosa utile è chiedersi “come possiamo diminuire la probabilità che una cosa simile si ripeta?” Si potrebbero costruire altri ponti, ripensare alla gestione dei folli del paese, offrire un sevizio di traghetti gratuito, incentivare le consulenze nelle relazioni di coppia…

Essendo davanti ad un sistema certamente la modificazione di uno dei suoi elementi provoca una riorganizzazione degli altri ma agendo ad ogni livello possiamo essere maggiormente certi di creare una modificazione sinergica verso l’obiettivo desiderato.

D’altra parte, ognuno di noi ha accesso ad una singola parte di questo sistema ed è perciò sua responsabilità intervenire con quanto è nelle sue possibilità.

Genitori ed insegnanti possono fare molto in questo senso, partendo dall’ aumento di consapevolezza dei meccanismi base del comportamento (che possono suggerire che attenzioni avere nei processi di interazione con i bambini) fino all’adozione di programmi di alfabetizzazione emotiva e di incremento delle abilità sociali, programmi scientificamente fondati, evidence-based.

CONCLUSIONI

In definitiva sebbene sia normale lasciarsi prendere dalla foga e inneggiare all’utilizzo di fruste, ceci sotto le ginocchia o quant’altro, mettendo al rogo l’uno o l’altro personaggio, dobbiamo fare un bel respiro ed interrogarci sul perché di eventi di questo tipo e come intervenire su quanto ci è possibile. Perché qualcosa È possibile fare ed è nostra responsabilità farlo. Possibilmente l'uno in sinergia con l'altro.

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