Moltissimi genitori si lamentano che il figlio mangia poco, che fa i capricci per mangiare o che mangia poche cose. In parte questo è del tutto naturale e fa parte del processo di crescita dei bambini. La sperimentazione di nuovi gusti e consistenze per alcuni bambini è un processo che avviene con curiosità ed entusiasmo mentre per altri è motivo di difficoltà e diffidenza, ma che col tempo si risolve.

In certe situazioni, tuttavia, le difficoltà alimentari dei bambini sono segno di un vero e proprio disturbo del comportamento alimentare (DCA). Vediamo di seguito quali sono i disturbi alimentari nei bambini e quali sono le loro caratteristiche.

 


Disturbi alimentari nei bambini: sistemi diagnostici di riferimento

I manuali diagnostici solitamente usati a livello internazionale nella diagnosi dei disturbi psicopatologici sono la Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati (ICD-10; WHO, 2016) e il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5; APA, 2013).

I disturbi alimentari nei bambini tuttavia non sono ben identificati all’interno di questi manuali. Molti di essi ricadrebbero infatti in un generico “Disturbo di evitamento/restrizione nell’assunzione di cibo”.

Per tenere conto della specificità dei disturbi alimentari nei bambini, diversi gruppi di ricerca e clinici internazionali hanno sviluppato delle categorie e dei criteri diagnostici appropriati per le caratteristiche dei disturbi alimentari in questa età. I sistemi diagnostici e i criteri a cui qui si farà riferimento sono:

  • la Diagnostic Classification of Mental Health and Developmental Disorders of Infancy and Early Childhood-Revised: 0-3R (DC: 0-3R; Zero To Three, 2005) che prende in considerazione i bambini dagli 0 ai 3 anni;
  • i Great Ormond Street Criteria (GOS; Lask e Bryant-Waugh, 2000)  che si riferisce ai bambini dagli 8 ai 14 anni.

Disturbi della nutrizione (dagli 0 ai 3 anni) – DC:0-3R

La DC:0-3R riconosce una particolare categoria diagnostica per i disturbi alimentari nei bambini dagli 0 ai 3 anni definita Feeding Disorder (Zero to Three, 2005), che consiste in una “Difficoltà del bambino a stabilire pattern regolari di alimentazione con un’adeguata immissione di cibo e a regolare la propria alimentazione con gli stati fisiologici di fame e sazietà”.

All’interno di questa categoria, è possibile distinguere diversi disturbi specifici.

Disturbo alimentare dell’autoregolazione

Questo disturbo si presenta quando il bambino non riesce a raggiungere e mantenere uno stato di calma vigile che permetta l’alimentazione. Il bambino potrebbe essere troppo assonnato, troppo agitato o stressato affinché la nutrizione sia possibile.

Questa condizione si presenta nel periodo immediatamente seguente alla nascita e porta il bambino a non aumentare o avere una perdita di peso.

Disturbo alimentare della reciprocità tra caregiver e infante

Il motivo per cui il bambino non si nutre in questo caso, è la mancata creazione di un legame tra genitore e figlio, a causa dell’assenza di reciprocità sociale (es: guardarsi negli occhi, sorridere, vocalizzare).

Il disturbo porta a significativi deficit di crescita, non dovuti ad una patologia fisica o ad un disturbo dello spettro autistico.

Anoressia Infantile

I bambini con Anoressia Infantile sono bambini che, nel passaggio all’alimentazione con cucchiaio e autoregolata (6 mesi – 3 anni) si rifiutano di mangiare una quantità adeguata di cibo.

Questi bambini non riferiscono di avere fame e mostrano scarso interesse per il cibo, ma sono comunque interessati all’esplorazione dell’ambiente e all’interazione con i propri genitori. Anche in questo caso vi è ovviamente un deficit della crescita.

Va precisato che l’anoressia infantile non è dovuta ad un evento traumatico e non ha una causa medica sottostante.

Avversione sensoriale per il cibo

Nell’avversione sensoriale per il cibo, il bambino rifiuta alcuni tipi di cibo a causa di alcune caratteristiche che li accomuna (sapore, odore e/o consistenza) ma mangia senza problema i suoi cibi preferiti.

Questo disturbo si presenta solitamente quando si provano ad inserire nell’alimentazione cibi diversi.

Le conseguenze sono carenze nutrizionali specifiche e ritardi nello sviluppo orale-motorio.

Disturbo dell’alimentazione associato a condizione mediche concomitanti

In alcune patologie (es. allergie alimentari, celiachia, reflusso gastrico) il bambino, dopo aver iniziato a mangiare, potrebbe rifiutarsi di continuare a causa dello stress.

In questo caso sono presenti delle condizioni fisiche che spiegano la condizione di stress, ma la gestione puramente medica non riesce a risolvere il problema alimentare.

Il disturbo causa una mancanza di aumento di peso o una sua riduzione.

Disturbo alimentare post-traumatico

Questo disturbo si presenta in seguito ad esperienze traumatiche del tratto orofaringeo o gastrointestinale (es. soffocamento, forte vomito, inserimento di tubi nasogastrici) che provocano al bambino un forte stress.

Il rifiuto potrebbe non essere totale ma in relazione alla modalità di assunzione e alle caratteristiche del cibo che possono riattivare l’esperienza traumatica. In questi casi il bambino manifesta ansia, resistenza davanti al cibo o al biberon o resistenza a deglutire.

Il disturbo alimentare post-traumatico è tale se il rifiuto del cibo porta ad una malnutrizione o ad una sua mancanza.


Problemi alimentari in età evolutiva (dagli 8 ai 14 anni) – GOS

I Great Ormond Street Criteria (GOS) riconoscono ulteriori disturbi dell’alimentazione nei bambini dagli 8 ai 14 anni.

Anoressia Nervosa

Nell’Anoressia Nervosa, il bambino perde peso intenzionalmente (non mangiando, inducendosi il vomito, facendo eccessiva attività fisica o usando lassativi), modificando le proprie idee, credenze e percezioni rispetto al peso e/o alla forma del corpo.

I bambini con anoressia nervosa hanno costanti ed eccessive preoccupazioni per il peso, la forma del corpo, il cibo e l’alimentazione.

Bulimia Nervosa

I bambini con Bulimia Nervosa hanno frequenti episodi in cui si abbuffano (mangiando una quantità di cibo eccessiva in un certo lasso di tempo), sperimentando un senso di perdita di controllo, e facendo ricorso a condotte compensatorie (es. lassativi, vomito indotto) nel tentativo di rimediare.

Anche loro, come i bambini con Anoressia Nervosa, hanno eccessive preoccupazioni per il peso e/o la forma del corpo.

Disturbo Emozionale con Evitamento del Cibo

L’evitamento del cibo si presenta insieme ad un lieve disturbo emotivo primario (es: ansia, depressione) e porta ad una perdita. In questo caso il bambino non ha preoccupazioni rispetto al peso o alla forma del corpo.

Perché sia diagnosticato questo disturbo, il bambino non deve avere malattie cerebrali o psicosi.

Alimentazione Selettiva

Questo disturbo consiste nel limitato numero di scelte alimentari da parte del bambino (per almeno due anni), con resistenza a provare nuovi tipi di cibo e reazioni d’ansia, avversione e conati di vomito se si prova a farglieli provare.

L’evitamento del cibo non è quindi qui dato da particolari pensieri rispetto al peso o alla forma, né dalla paura di soffocare o vomitare. L’alimentazione selettiva può portare a carenze nutrizionali ma il peso può essere basso, normale o elevato.

Alimentazione Restrittiva

Il bambino con Alimentazione Restrittiva non prova interesse nei confronti del cibo, è tendenzialmente magro, ma rientra nella norma.

L’evitamento del cibo nemmeno qui è dovuto da particolari pensieri rispetto al peso o alla forma né si osservano disturbi emotivi.

Rifiuto del Cibo

Il non voler mangiare nel Rifiuto del Cibo è dato da essere in specifiche situazioni o in presenza di specifiche persone (probabilmente legate ad esperienze negative del bambino).

Non vi sono preoccupazioni per il peso e la forma del corpo, disturbi emotivi o dispercezioni corporee.

Paura o Fobia Specifica con evitamento del cibo (inclusa disfagia funzionale)

Similarmente al Disturbo alimentare Post-Traumatico (DC:0-3R), il bambino con questo disturbo evita il cibo per la paura di soffocare o vomitare, sebbene non sia una condizione unicamente dettata dall’aver sperimentato un trauma.

La paura non è legata a preoccupazioni per il peso e la forma del corpo né a malattie cerebrali o psicosi.

Sindrome da Rifiuto Pervasivo

Il rifiuto del cibo nella Sindrome da Rifiuto Pervasivo è accompagnata da un rifiuto di bere, camminare, parlare o prendersi cura di sé. Il bambino con questa Sindrome oppone resistenza ai tentativi di aiuto.

Perdita dell’Appetito secondaria a Depressione / stato depressivo

La riduzione dell’assunzione del cibo è in questo caso dovuta alla perdita di appetito, secondaria ad un disturbo depressivo (primario).

Non vi sono preoccupazioni per il peso e la forma del corpo né vi è dispercezione corporea.


Disturbi alimentari nei bambini: quando preoccuparsi?

Come detto in apertura, è normale che i bambini possano avere delle difficoltà alimentari o delle resistenze o preferenze per alcuni cibi. Ma quando c’è da preoccuparsi?

Come messo in evidenza nella descrizione dei disturbi presentati, la principale componente che deve mettere in allarme e che distingue in molti casi un disturbo alimentare da una semplice difficoltà è la significativa perdita di peso. La perdita di peso (e la malnutrizione) può avere infatti conseguenze molto gravi sullo sviluppo del bambino e sulla sua stessa sopravvivenza.

Per determinare se tale perdita di peso è significativa è bene che la famiglia si rivolga al professionista competente nei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) che confronterà l’indice di massa corporea del bambino (BMI) con quelli previsti per il suo stadio di sviluppo e con le precedenti rilevazioni.

In presenza dei criteri per la diagnosi di un disturbo sarà cura dello psicologo/psicoterapeuta indicare il miglior percorso di trattamento.


Bibliografia

APA – American Psychiatric Associtation (2013). Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – Quinta edizione [DSM-5]. Raffaello Cortina Editore.

Bryant-Waugh, R. (2000). Overview of the eating disorders. In B. Lask & R. Bryant-Waugh (Eds.), Anorexia nervosa and related eating disorders in childhood and adolescence (p. 27–40). Psychology Press/Taylor & Francis (UK).

WHO – World Health Organization (2016). International Classification of Diseases – 10th revision [ICD-10], Fifth edition.

Zero To Three (2005). Diagnostic Classification of Mental Health and Developmental Disorders of Infancy and Early Childhood: Revised Edition (dc:0-3r). Washington, DC, ZERO TO THREE Press.

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