La dislessia non esiste! Piano, prima di denunciarmi all’ordine degli psicologi e ad ogni organo di tutela delle persone con DSA vi spiego cosa intendo.

La dislessia evolutiva è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento caratterizzato da una lettura significativamente lenta e/o caratterizzata da errori e affaticabilità.

La ricerca ha però evidenziato come non sia possibile stabilire un'unica causa eziopatologica all’origine di questo disturbo né a livello neurobiologico né a livello cognitivo.

A livello cognitivo è infatti possibile riconoscere diversi profili di funzionamento dati dall’interazione tra le diverse abilità coinvolte nella lettura: funzioni esecutive, memoria di lavoro, velocità di elaborazione, abilità linguistiche, visuo-spaziali…

Un modello cognitivo di riferimento per la lettura di singole parole è il modello a due vie, che definisce le diverse componenti del sistema di lettura, ognuna delle quali può essere singolarmente o congiuntamente compromessa dando luogo ad un particolare tipo di dislessia.

Sono state identificate delle dislessie più periferiche e altre più centrali.

Le dislessie periferiche riguardano l’elaborazione visuo-ortografica, che comprende quei processi che permettono di riconoscere la parola scritta in quanto tale, identificare le singole lettere all’interno della parola, assegnare loro una posizione al loro interno e creare un immagine ortografica nella memoria a breve termine. A seconda della componente compromessa in questo sistema è possibile distinguere tra dislessia attenzionale, dislessia per l’identità delle lettere, dislessia per il posizionamento delle lettere, dislessia da neglet (neglessia) e dislessia visiva.

Le dislessie centrali, riguardano l’elaborazione lessicale della parola, ovvero i processi che permettono di nominare una parola globalmente recuperando dalla memoria a lungo termine la sua forma fonemica e il suo significato, e l’elaborazione fonologica della parola, ovvero i processi che permettono di effettuare una conversione grafema-fonema, di dare quindi un suono ad ogni lettera poi fonderli e poter pronunciare la parola letta.

Nel caso la compromissione riguardi la via lessicale la dislessia prende il nome di dislessia superficiale, nel caso riguardi la via fonologica si parla invece di dislessia fonologica. Quando la compromissione riguarda entrambe le vie di elaborazione una dislessia viene definita profonda.

Infine possiamo riconoscere una dislessia per l’accesso semantico, detta anche dislessia diretta, che permetterebbe di leggere fluentemente e in modo accurato ma senza accedere al significato delle parole.

Se queste distinzioni tra forme diverse di dislessia è ben noto nel caso della dislessia acquisita è da poco che i ricercatori hanno iniziato a valutare l’opportunità di applicarle anche nel caso della dislessia evolutiva.

Ecco che allora secondo questa prospettiva possiamo affermare che LA dislessia non esiste ma sarebbe meglio iniziare a parlare di dislessiE.

Distinguere tra diversi tipi di dislessia potrebbe essere utile sia per una riabilitazione più puntuale e precisa delle componenti effettivamente compromesse sia per la predisposizione di piani didattici personalizzati che siano davvero personalizzati.

 

 


Bibliografia:

Coltheart, M., Rastle, K., Perry, C., Langdon, R., & Ziegler, J. (2001). DRC: a dual route cascaded model of visual word recognition and reading aloud. Psychological review, 108(1), 204.

Friedmann, N., & Coltheart, M. (2018). Types of developmental dyslexia. In Handbook of communication disorders (pp. 721-752). De Gruyter Mouton.

Zoccolotti, P., & Friedmann, N. (2010). From dyslexia to dyslexias, from dysgraphia to dysgraphias, from a cause to causes: A look at current research on developmental dyslexia and dysgraphia. Cortex46(10), 1211-1215.

American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta edizione. DSM-5. Tr.it. Raffaello Cortina, Milano, 2015

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