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Un blog per parlare di età evolutiva: delle sue caratterische e delle sue difficoltà. 

IL PRIMO INCONTRO

La prima volta che ho visto Luca* era nell’atrio dell’associazione con la quale avevo da poco iniziato a collaborare. Stava aspettando di iniziare la prima lezione di ripetizioni di storia. I miei colleghi mi avevano chiesto di farmi un'idea di come si approciasse allo studio e così iniziai a parlargli.

Una moltitudine di capelli arruffati e uno sguardo schivo accolsero il mio saluto. Aveva 17 anni e un sacco di brutti voti alle spalle.

Cercando di non risultare troppo invadente gli suggerii qualche strategia per ottimizzare la sua concentrazione. Mi ringraziò e senza guardarmi negli occhi si avviò verso la sua lezione di storia con pacata lentezza.

“Ok Christopher… sai che non farà nulla di quello che gli hai suggerito” pensai tra me e me.

Ma nonostante sapessi di non aver fatto troppa breccia provai compassione nei suoi confronti. E non nel senso di pietà ma di una sorta di compartecipazione alla fatica che sembrava fare per affrontare la scuola.


IL TRAINING DI METODO DI STUDIO

Passarono i mesi e la situazione di Luca non tendeva a migliorare. Assieme alla mia collega fissai un colloquio con Luca e la sua famiglia per discutere assieme sul da farsi.

Durante la riunione il clima era alquanto teso e Luca continuava a rimanere taciturno, quasi come se quello di cui stessimo parlando non lo riguardasse. Concludemmo con la proposta di un training sul metodo di studio dove avrei provato a fornire a Luca le principali strategie stimolando una riflessione metacognitiva sulla loro utilità e sul quando e come usarle.

Me ne accorsi dal primo o dal secondo incontro: Luca leggeva lentamente. Non così lentamente da sorprendere un ascoltatore ma decisamente più lentamente rispetto ai suoi coetanei.

“Mi sembra che tu legga un po’ lentamente. Te ne sei mai accorto?”. Mi disse che si, rispetto ai suoi compagni di classe era più lento ma che era così da sempre. Me lo disse non guardandomi negli occhi, con la sua solita espressione di uno a cui hanno fatto un torto.

Mi confrontai con sua mamma, la quale disse che in effetti da piccolino Luca aveva avuto qualche difficoltà ad imparare a leggere ma che nel giro di un’estate la cosa si era risolta e non aveva più dato problemi. Sul momento non insistetti ma la lentezza procedurale e di lettura per me erano segni che nel tempo avevo imparato a riconoscere.

Finito il ciclo di incontri del training, Luca aveva acquisito consapevolezza sulle strategie di studio ma continuava a prendere brutti voti e a non riuscire a mettersi a studiare. “Ci provo, ma il richiamo del letto è troppo forte!”.


LA VALUTAZIONE

Organizzammo un altro incontro con i genitori i quali non sapevano davvero più che pesci pigliare. Proposi allora un piano di monitoraggio in modo da avere più momenti di confronto con Luca e seguirlo passo passo nella sua programmazione giornaliera di studio.

Ritornai però sulla questione che continuava ad assillarmi: Luca legge più lentamente dei suoi coetanei.

Arrivati a questo punto decisi di spingere affinché i genitori facessero una valutazione per sospetta Dislessia e dopo aver vagliato diverse possibilità chiesero proprio a me di farla con il consenso di Luca che era ormai maggiorenne.

Era il momento della verità: io, Luca e la prova MT di lettura di brano. Qualche errore, diverse autocorrezioni e un ritmo non troppo spedito (3.82 sillabe al secondo). Confrontai la prestazione di Luca con i valori normativi: -3.10 punti z! Luca leggeva a circa metà del tempo di lettura previsto per la sua età.

Le altre prove confermarono questa sua difficoltà che si presentava anche nella lettura di liste di parole isolate e di pseudoparole inventate.

Condivisi con lui i risultati delle sue prove e ci rimase di stucco. “Sapevo di leggere lentamente ma non pensavo così tanto!”. Mentre diceva queste parole finalmente lo vidi abbozzare un sorriso.

La valutazione dell’intelligenza rivelò un buon profilo che però aveva delle cadute specifiche nella memoria di lavoro e nella velocità di elaborazione, abilità mediamente deficitarie nei ragazzi con DSA.

Dopo aver raccolto l’anamnesi ed aver evidenziato diversi fattori di rischio (tra i quali due anestesie precoci) conclusi con una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento caratterizzato da significativa lentezza nella lettura: Luca era dislessico.


IL CAMBIAMENTO

Ad oggi, continua ancora il lavoro di monitoraggio con Luca e, nonostante qualche piccolo miglioramento in qualche materia, continua ad essere una situazione scolastica molto difficile con insufficienze a raffica e difficoltà nell’organizzare il suo studio.

Una cosa però e cambiata: Luca ora sorride! Ha capito qual è il suo problema, ha capito perché ogni volta che gli chiedono un termine specifico non lo ricorda, perché è un po’ più lento degli altri a fare le cose, perché dopo aver letto una pagina del libro di storia è esausto e non c’ha capito molto.

Non è stupido, non è un incapace, non è pigro (non primariamente almeno) è “solo” dislessico.

E mentre scherziamo assieme sul fatto che sarebbe meglio fare un viaggetto a Lourdes o mentre lo stresso sull’opportunità di iniziare ad utilizzare un programma di sintesi vocale continuo a provare per lui la stessa compassione che provavo quando l’ho conosciuto unita all’estremo rispetto per aver affrontato 12 anni di scuola senza aver mandato al diavolo tutti.

Luca ora sorride… ed è davvero bello vederlo sorridere.


* Il nome Luca è un nome di fanstasia per rispettare l'identità del protagonista di questa storia. La foto di copertina è tratta dal sito guilfordfamilycounseling il quale ne detiene i diritti.

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