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Un blog per parlare di età evolutiva: delle sue caratterische e delle sue difficoltà. 

 INTRODUZIONE

Negli ultimi anni si è molto parlato di disturbi dell’apprendimento ed in particolare di dislessia interrogandosi numerose volte su chi siano i bambini che presentano questi disturbi arrivando talora a chiedersi se effettivamente esistano.

Tuttavia la questione è tutt’altro che recente. Già precedentemente agli anni ’60 educatori e professionisti riconoscevano la presenza di soggetti che pur non presentando particolari deficit intellettivi erano in gravi difficoltà nell’apprendere le abilità scolastiche strumentali (leggere, scrivere e fare di conto). In quegli anni si parlava di disfunzione o danno cerebrale minimo, disturbo psiconeurologico dell’apprendimento o handicap percettivo fino ad arrivare agli anni 60 ad utilizzare in campo internazionale il termine “learning disabilities”. (Hammil et al., 1981).


COSA SONO I DSA?

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono dei disturbi del neurosviluppo che causano compromissioni nell’acquisizione delle abilità strumentali dell’apprendimento (leggere, scrivere e fare di conto).

Per spiegare meglio di cosa si tratta, proviamo ad analizzare i termini usati:

  • DISTURBO, ovvero una condizione che crea compromissione. Nel linguaggio comune utilizziamo questa parola quando non riusciamo a fare quello che vorremmo fare a causa di qualcosa o qualcuno. Ad esempio quando vorremmo chiamare un nostro amico ma continua a saltare la comunicazione diciamo “la linea è disturbata” oppure quando vorremmo leggere un libro e nostro figlio sta girando in diretta la scena della guerra dei cloni di Star Wars, esclamiamo “giovane Paduan mi stai disturbando”. 
    Una parola simile che usiamo a volte come sinonimo è la parola “difficoltà”. Tuttavia, mentre quando c’è qualche difficoltà riusciamo bene o male a raggiungere il nostro obbiettivo, quando c’è un disturbo farcela ci è pressoché impossibile.

  • SPECIFICO, che si contrappone in questo caso a generalizzato. Se pensiamo ad esempio al disturbo intellettivo o ritardo mentale è facile capire come la compromissione dell’apprendimento sia secondaria a difficoltà più diffuse e pervasive. Il termine specifico invece puntualizza come il disturbo abbia un impatto diretto e circoscritto nell’area dell’apprendimento.
    Oltre al ritardo mentale possiamo perciò escludere tutti i disturbi sensoriali tra cui ipoacusia e ipovisione che possono avere un impatto sull’apprendimento ma non specificatamente sull’apprendimento.

  • APPRENDIMENTO, termine che indica il processo dell’apprendere che, secondo il dizionario Treccani, ha significato di ricevere e ritenere nella mente (imparare). Credo sia particolarmente importante sottolineare come la compromissione riguardi il processo stesso piuttosto che il prodotto.
    La psicologia cognitiva ha infatti particolarmente a cuore i processi e il loro studio attraverso l’uso di modelli esplicativi sottoponibili a confutazione.

  • (SCOLASTICO), che è un termine non presente nella definizione ma sottinteso dal momento che i bambini con DSA non hanno difficoltà in altri processi di apprendimento esterni al contesto scolastico a meno che questi non coinvolgano le stesse componenti cognitive.  

QUALI SONO I DSA?

Come precedentemente menzionato i DSA riguardano strettamente le abilità strumentali dell’apprendimento (lettura, scrittura e calcolo) piuttosto che abilità più complesse come la comprensione del testo, la produzione del testo o la risoluzione di problemi aritmetici. Questo perché, da un punto di vista cognitivo, le abilità strumentali dovrebbero essere soggette ad automatizzazione mentre quelle complesse no.

Ad esempio, nella nostra esperienza quotidiana ci è facile riscontrare come nonostante la nostra abilità di decodifica nella lettura, ovvero la nostra capacità di riconoscere le parole e di dare loro un suono (leggerle), alle volte ci troviamo alle prese con dei testi di difficile comprensione, dove oltre a “leggere” dobbiamo compiere altre operazioni come cercare dei nessi con la parte di testo precedente o con le nostre conoscenze pregresse, operazioni queste che non possono essere automatizzate.

Quindi, nonostante ci possano essere delle difficoltà riscontrabili anche a questi livelli “più alti”, i DSA riguardano i processi legati unicamente all’acquisizione (e all’automatizzazione quindi) delle abilità più semplici. I DSA comprendono dunque:

  • DISLESSIA (F81.0), inteso come disturbo della decodifica che si esprime attraverso la lentezza o la presenza di numerosi errori (scarsa accuratezza) durante la lettura;

  • DISORTOGRAFIA (F81.1), disturbo della compitazione dovuta ad una scarsa rappresentazione ortografica fonologica e/o lessicale che si esprime attraverso la presenza di numerosi errori ortografici;

  • DISCALCULIA (F81.2), disturbo dell’elaborazione numerica e/o del calcolo che si esprime attraverso la lentezza o la presenza di numerosi errori (scarsa accuratezza) in prove di tipo matematico.

Oltre a questi disturbi viene inoltre solitamente indicato come DSA anche la disgrafia (F81.8), disturbo prassico della scrittura che si esprime attraverso la lentezza nella scrittura e la scarsa comprensibilità del prodotto grafico. Nonostante la disgrafia abbia delle caratteristiche assimilabili agli altri DSA nessun manuale diagnostico al momento la riconosce propriamente come tale.


UN DSA È PER SEMPRE?

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali nella sua attuale edizione (DSM-5) sulla base delle più recenti conoscenze scientifiche annovera i DSA tra i disturbi del neurosviluppo e lo fa per un motivo: tutti i disturbi appartenenti a questa categoria (disabilità intellettiva, disturbo della comunicazione, disturbo dello spettro dell’autismo, disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività) hanno una base tendenzialmente innata.

Nel caso dei DSA una componente genetica o ambientale in una fase prenatale, intrauterina (es: consumo di alcol o droghe…) o nei primi mesi dalla nascita (es: nascita pretermine, anestesie…) è intervenuta sulla formazione del sistema neuropsicologico del bambino e ne ha compromesso la normale funzionalità.

Non essendo un agente patogeno il responsabile del disturbo ne consegue che i DSA non sono malattie e, a maggior ragione, non ha senso parlare di cura. Non è possibile attualmente risolvere la neurodiversità del DSA attraverso alcun intervento.

È tuttavia possibile trattare i DSA attraverso puntuali interventi psico-cognitivi basati sul deficit. L’esito di tali interventi non sarà una scomparsa del disturbo ma un miglior adattamento tale da permettere un minore sforzo cognitivo ed una maggior autonomia.

Ad esempio, nel caso della dislessia, il lavoro precoce sulla manipolazione dei suoni (metafonologia) e il riconoscimento delle sillabe (intervento sublessicale) può permettere di raddoppiare la velocità di lettura del bambino che, seppur non raggiungerà la velocità di lettura dei suoi compagni, sarà in grado di leggere autonomamente ed avere ancora risorse da spendere nella comprensione del testo.


CONCLUSIONE

Questo articolo aveva l’obiettivo di fare un po’ di chiarezza sui disturbi dell’apprendimento senza avere la pretesa di essere totalmente esaustivo. All’interno della categoria verranno pubblicati prossimamente altri articoli per descrivere meglio ogni singolo disturbo dal punto di vista diagnostico, funzionale e del trattamento e dare qualche consiglio utile a casa ed a scuola. Per una migliore trattazione dell'argomento è inoltre possibile iscriversi al corso di formazione DSA: FACCIAMO IL PUNTO.

Voglio concludere con un’immagine tratta da un simpatico articolo scritto da Tressoldi e Vio nel 2008 dal titolo “È proprio così difficile distinguere difficoltà da disturbo dell’apprendimento?” che mette in luce le caratteristiche che intercorrono tra le due condizioni.

difficoltà vs disturbo.png

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