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Un blog per parlare di età evolutiva: delle sue caratterische e delle sue difficoltà. 

INTRODUZIONE

Giovanni è un bambino di 7 anni che è solito fare dei dispetti alla sorellina come tirarle i capelli o farle le pernacchie. I genitori hanno provato più volte a parlargli o a sgridarlo ma appena si girano un attimo lui torna a fare questi dispetti. Un giorno però si accorgono che Giovanni sa essere anche molto gentile con sua sorella, dandole delle carezze o dei bacini o prestandole dei giochi.

Hanno iniziato allora a complimentarsi con lui ogni volta facesse qualcosa di carino per lei. Nel giro di poche settimane hanno potuto osservare con grande piacere che Giovanni aveva praticamente smesso di essere dispettoso comportandosi invece più frequentemente da bravo fratello.

Per spiegare quanto successo dobbiamo fare riferimento al concetto di rinforzo.

CHE COS’È IL RINFORZO

Il comportamentismo ha studiato a lungo i processi di apprendimento riconoscendo dei meccanismi universali a cui rispondono sia gli animali che gli esseri umani. Tra questi, l’apprendimento operante di Skinner è uno dei più importanti e spiega la relazione tra la somministrazione o la sottrazione di uno stimolo e l’aumento o la diminuzione di un comportamento.

Il rinforzo è il meccanismo per cui la somministrazione di uno stimolo piacevole per il soggetto (R+) o la sottrazione di uno stimolo spiacevole (R-) contingentemente alla manifestazione di un comportamento ne aumenta la successiva probabilità di emissione.

In altre parole questo vuol dire che se “premio” (rinforzo) un comportamento questo sarà più probabilmente ripetuto.

In campo animale tale meccanismo è evidente durante l’addestramento di un cane: se vogliamo ci dia la zampa a comando dobbiamo dargli un croccantino ogni volta che rispone al comando “zampa”. Nella nostra esperienza da umani invece ci è facile riconoscere ad esempio la nostra buona disposizione a prestare qualcosa a qualcuno se questi aveva in precedenza lodato il nostro gesto. Nel nostro esempio iniziale, la lode era un rinforzatore dei buoni comportamenti di Giovanni ed è per tale ragione che questi hanno iniziato ad aumentare di frequenza.

QUALI SONO I RINFORZATORI

Il rinforzatore è lo stimolo che rinforza il comportamento come il croccantino e la lode. Possiamo distinguere i rinforzatori in:

  • Rinforzatori di consumo, ciò che la persona vuole mangiare e bere (legati a bisogni primari)
  • Rinforzatori dinamici, ciò che alla persona piace fare (attività intrinsecamente rinforzanti);
  • Rinforzatori di possesso, ciò che la persona vuole avere;
  • Rinforzatori sociali, rispondono a bisogni interpersonali come manifestazioni verbali e/o fisiche di approvazione, riconoscimento, attenzione sociale, affetto, ecc.

Al di là di questa classificazione il miglior modo di identificare un rinforzatore è vederne l’esito. Mi spiego meglio: se la somministrazione di uno stimolo in corrispondenza di un comportamento ne aumenta la frequenza ALLORA quello stimolo è un rinforzatore per quel soggetto.

Immaginiamo di assistere a questa scena: Laura sta cercando di far mangiare la minestra a sua figlia Gaia imboccandola. Ogni volta che Gaia apre la bocca per accogliere il cucchiaio Laura fa un verso buffo. Gaia inizia allora ad essere sempre più ben disposta ad aprire la bocca per mangiare.

Dall’altra parte del tavolo Sergio sta cercando di fare la stessa cosa con suo figlio Jacopo che è restio a mangiare la minestra. Nonostante il verso buffo fatto quando Jacopo apre la bocca per mangiare però questo comportamento non diventa più frequente. Ad un certo punto Jacopo seccato dice a Sergio “Papà, ho 12 anni…”

Lo stesso stimolo era rinforzante per Gaia, ma non lo era per Jacopo.

QUANDO RINFORZARE

La somministrazione del rinforzatore dev’essere sempre contingente al comportamento che si intende rinforzare.

Esistono però diversi schemi di rinforzo che descrivono ogni quanto rinforzare il comportamento in modo che l’apprendimento risulti maggiormente efficace. È possibile distinguere tra:

  • Rinforzo continuo: ad ogni emissione del comportamento che si intende rinforzare (operante) è seguita la presentazione del rinforzatore. Il rapporto tra operante e rinforzo è di 1:1. Permette un rapido apprendimento ma il comportamento si mantiene per poco;
  • Rinforzo intermittente: si rinforza il comportamento dopo un numero di volte in cui viene emesso o dopo un certo intervallo di tempo tra i rinforzi. In base ai criteri di frequenza e tempo possiamo avere le seguenti situazioni:
    • Schema a tempo a intervallo fisso: si decide un periodo di tempo (ad es. 2 minuti) nel quale il comportamento non viene rinforzato;
    • Schema a tempo a intervallo variabile: il tempo che intercorre tra due rinforzi non è costante ma viene alternato (ad es. 2 minuti, 4 minuti, 2 minuti, 3 minuti…);
    • Schema a frequenza fissa: la risposta precedentemente rinforzata non viene più rinforzata per un certo numero di volte. Il rapporto tra operante e rinforzo è 1:N, dove “N” è un numero prestabilito in cui l’operante non viene rinforzato;
    • Schema a frequenza variabile: in questo caso il rapporto tra risposte rinforzate e quelle non rinforzate varia di volta in volta.

Lo schema a frequenza variabile è risultato lo schema maggiormente efficace dal punto di vista dell’apprendimento e del mantenimento. Questo schema è infatti riconoscibile nei giochi d’azzardo dove la vincita non è costante ma variabile e proprio tale variabilità induce il giocatore a continuare a giocare.

COME USARE IL RINFORZO

Dopo aver fatto chiarezza su cos’è il rinforzo e come funziona vediamo come applicarlo nei nostri contesti educativi.

  1. DEFINIRE IL COMPORTAMENTO DA RINFORZARE

La definizione del comportamento dev’essere precisa ed operazionalizzabile. “Fare il bravo” o “essere educato” sono due comportamenti troppo generici. Vanno quindi precisati gli specifici comportamenti come ad esempio: salutare ogni volta che si esce o entra in casa, guardare negli occhi quando si parla, passare lo straccio sul tavolo dopo aver fatto merenda….

  1. IDENTIFICARE I RINFORZATORI

Come abbiamo detto prima i rinforzatori possono variare da persona a persona. Un modo per identificare i rinforzatori potrebbe essere osservare cosa il bambino fa quando lasciato libero di fare ciò che più gli piace oppure chiederglielo direttamente. È importante tuttavia che il rinforzatore non sia qualcosa a cui il bambino abbia facile e libero accesso. Se ad esempio gli piace giocare con la palla, ma può giocare a palla quando vuole, il “giocare a palla” potrebbe non essere un rinforzatore abbastanza forte. Ricorda inoltre che lodi e incoraggiamenti sono molto efficaci se ben usati.

  1. SCEGLIERE LO SCHEMA DI RINFORZO

Scegliere cioè se rinforzare il comportamento ogni volta che si presenta (rinforzo continuo) oppure se rinforzarlo ogni N volte o N tempo.

  1. SOMMINISTRARE IL RINFORZATORE CONTINGENTEMENTE AL COMPORTAMENTO

Come più volte ribadito, è importante somministrare il rinforzatore subito dopo l’emissione del comportamento. Questo determina evidentemente dei limiti nella scelta dei rinforzatori. Pensiamo ad esempio di voler rinforzare il fatto che uno studente alzi la mano prima di parlare dandogli un gelato ogni volta che lo fa. È difficile saremo in grado di dargli il gelato contingentemente al comportamento. In questi casi è possibile dare dei rinforzatori simbolici (una sorta di pagherò) che potranno essere in seguito scambiati con il vero rinforzatore all’interno di un sistema chiamato token economy.

  1. VERIFICARE L’EFFICACIA

Al fine di verificare che il comportamento stia effettivamente aumentando di frequenza è necessario prendere nota di quante volte quel determinato comportamento si presentava prima dell’intervento e come questo vari durante il periodo di intervento. Per farlo è sufficiente compilare una serie di griglie di osservazione simili a questa.

COME NON USARE IL RINFORZO

Nonostante il meccanismo del rinforzo sia abbastanza semplice, vi sono degli errori che è meglio non fare al fine di utilizzarlo correttamente:

  • Rinforzare il bambino invece che il comportamento emesso dal bambino: il rinforzo al pari della punizione non ha una natura morale e non premia un soggetto in quanto tale. Pertanto sarebbe meglio evitare di dire frasi come “sei un bravo bambino” preferendo espressioni come “ti sei comportato bene”
  • Offrire ricompense importanti per comportamenti difficili da realizzare: possiamo promettere di comprare una giraffa ad un bambino se lui per un anno non farà mai i capricci, ma quanto è effettivamente realizzabile tutto ciò? Nel pianificare un intervento educativo bisogna sempre darsi degli obiettivi realistici.
  • Rinforzare un comportamento prima che sia avvenuto: permettere ad un bambino di guardare la TV prima di fare i compiti potrà rispondere a qualche idea educativa ma certamente non si può riconoscere un meccanismo di rinforzo in questo caso. Nel rinforzo il rinforzatore dev’essere sempre successivo al comportamento.
  • Promettere una ricompensa per porre fine ad un comportamento avversivo: al supermercato Letizia si butta a terra ed inizia a strillare che vuole i cioccolatini. Se noi promettiamo di comprarglieli se la smette di fare i capricci staremo rinforzando quel comportamento ed è proprio ciò che vorremmo evitare.

CONCLUSIONI

In questo articolo abbiamo iniziato a parlare di rinforzo come meccanismo per aumentare la frequenza di un comportamento. Abbiamo visto quali sono le caratteristiche di questo meccanismo, la procedura per utilizzarlo e le accortezze da avere nel suo utilizzo. Il lati positivi del suo utilizzo tra cui l'innalzamento della motivazione e dell'autostima nonchè il miglioramento dei rapporti con gli educatori permettono di preferirlo caldamente alla punizione, i cui lati negativi sono già stati messi in evidenza.

Nel prossimo articolo vedremo come riconoscere gli stimoli rinforzanti nell’ambiente attraverso l’analisi funzionale e vedremo come impostare un intervento educativo articolato attraverso l’utilizzo della token economy.


BIBLIOGRAFIA

  • Betti, F.e Melli, G. (2015). Terapia comportamentale. In G. Melli e C. Sica, Fondamenti di psicologia e psicoterapia cognitivo comportamentale (pag. 19-45). Firenze: Eclipsi.
  • Di Pietro, M. e Bassi, E. (2013). L’intervento cognitivo comportamentale per l’età evolutiva. Trento: Rimini
  • Meazzini, P e Galeazzi, A (2004). Dalla terapia del comportamento alla terapia cognitivo-comportamentale. In A. Galeazzi e P. Meazzini, Mente e comportamento: trattato italiano di psicoterapia cognitivo-comportamentale (pag. 17-56). Firenza: Giunti.

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