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Un blog per parlare di età evolutiva: delle sue caratterische e delle sue difficoltà. 

Stili educativi disfunzionali

Fare gli educatori, e in particolare i genitori, è molto difficile. Si ha a che fare con un essere umano di cui siamo responsabili che a volte ci mette in grave difficoltà, che scopre i nostri punti deboli, che vuole delle risposte che non abbiamo e che a volte gestiamo male in mezzo a tutte le altre preoccupazioni che possiamo avere.

Sebbene possa succedere di dare risposte inopportune ai comportamenti di un bambino, può succedere che alcuno tipi di risposta diventino automatici, diventino uno stile. Per stile educativo si intende l'insieme di atteggiamenti, comportamenti ed emozioni con cui i genitori si relazionano ai bambini.

Mentre alcuni stili possono essere più adatti a gestire le situazioni, altri hanno esiti negativi sullo sviluppo del bambino, nella relazione e in generale sul benessere famigliare. Vediamone alcuni!


Stile iperprotettivo

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Game of Thrones: Lady Arryn (Lysa Tully) con il suo viziatissimo figlio Robin (Robert) "protettore della valle"

I genitori che adottano questo stile vorrebbero che loro figlio non venisse turbato dagli eventi della vita. Sono i genitori che spelano l’uva per i propri figli per intenderci.

Temono di sentirsi in colpa qualora non riescano ad eliminare tutte le fonti di disagio dalla vita di loro figlio così lo ricoprono di eccesive dimostrazioni d’affetto. Alcuni dei pensieri sotto a questo stile possono essere questi:

  • I bambini non devono mai ricevere nessuna frustrazione;
  • Ogni esperienza spiacevole può diventare un trauma che segnerà per sempre il bambino;
  • È terribile se il mio bambino sperimenta una sofferenza anche minima, quindi devo prevenire che avvenga;
  • Il mio valore dipende da come mi comporto come genitore, quindi devo assolutamente evitare ogni possibile errore.

Questo stile può generare bambini con scarsa tolleranza alla frustrazione o eccessivo egocentrismo. Ancora più spesso comporta eccessiva ansia nei bambini, incapaci di affrontare reazioni diverse dalla bambagia dell’ambiente famigliare.

A livello cognitivo possono essere bambini che inizieranno a sentirsi inadeguati e a considerare “terribili” le conseguenze di eventuali azioni sbagliate iniziando a mettere in discussione il proprio valore personale.


Stile iperansioso

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Alla ricerca di Nemo: Nemo esasperato dalle preoccupazioni di suo padre Marlin

È lo stile di quei genitori che hanno paura di tutto. “Non correre o potresti inciampare e morire”, “Non mangiare così velocemente o potresti strozzarti e morie”, “Non leggere così velocemente o potresti tagliarti con la carta, dissanguarti e morire”…

Benché possano esserci bambini che se ne freghino altamente delle paturnie dei genitori, altri potrebbero sviluppare una certa apprensione per il mondo e generare convinzioni del tipo:

  • I pericoli sono dappertutto e potrebbero succedere cose orribili. Bisogna stare sempre in guardia!
  • Si può stare tranquilli solo quando si ha la certezza che le cose vadano bene.

Questi bambini tendono ad essere timidi, paurosi, insicuri e alla ricerca costante di sicurezza.


Stile ipercritico

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Bojack Horseman: la madre di Bojack lo biasima per la sua esistenza

Caratterizzato da frequenti critiche al bambino che possono essere manifestati apertamente oppure in modo sottile. Un esempio può essere un genitore che si mette a competere con il proprio figlio nello svolgimento di un compito per poi ridicolizzarlo sottolineando la sua lentezza o incapacità (NdR: storia vera!). Rimproveri eccessivi, manifestazioni di sdegno, commenti moralistici, prese in giro, svalutazione...

Difficilmente questi genitori riconoscono i comportamenti adeguati del bambino e non vedono l’ora di prenderlo in fallo.

I figli di genitori con questo stile tendono a temere l’errore, hanno paura di essere disapprovati, tendono all’isolamento sociale ed hanno scarsi livelli di autostima.


Stile perfezionistico

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Crazy Ex-Girlfriend: la madre di Rebecca la assilla per gli scarsi risultati che sta raggiungendo

Simile al precedente ma orientato al raggiungimento di uno standard di perfezione. La convinzione è che il valore delle persone dipenda dal riuscire bene in tutto ciò che si fa. Sono quei genitori che fanno una tragedia se il figlio prende un 6 a scuola e che quando prende un 9 dicono “avresti potuto prendere 10” (NdR: un’altra storia vera!). Quello che comunicano al bambino è che lui vale e merita di essere amato solo se raggiunge determinati obiettivi.

Il bambino può interiorizzare questo atteggiamento perfezionistico imparando a temere la disapprovazione e il rifiuto quando non riesce in qualcosa. Questo atteggiamento è spesso accompagnato da ansia quando affronta sfide impegnative (compiti, gare, competizioni…) perché sbagliare o perdere sarebbe una catastrofe.

Stile incoerente


 

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I Simpson: Nelson viene rimproverato per via del malumore della madre

Uno degli stili forse con peggiore impatto sul bambino. I genitori con questo stile tendono a premiare o punire il bambino in base al proprio umore invece che su criteri di adeguatezza del comportamento. Sono genitori che si arrabbiano facilmente per gli errori del bambino senza aver stabilito delle regole chiare (dandole forse per scontate). Dietro a questo stile possono esserci convinzioni del tipo:

  • Qualsiasi cosa io senta di fare è quella giusta;
  • È troppo faticoso cercare di essere coerenti;
  • Sono troppo debole e privo di risorse per sapere ciò che è giusto fare.

In questo caso al bambino vengono a mancare dei punti di riferimento sulla base dei quali regolare il proprio comportamento e non sa mai cosa aspettarsi dai suoi genitori. Possono svilupparsi disturbi della condotta, senso di insicurezza e reazioni d’ansia.

Uno stile educativo funzionale

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Il re leone: Mufasa esempio di affetto e fermezza nel suo rapporto con Simba

Dopo aver visto alcuni stili disfunzionali e le loro conseguenze, ecco uno stile educativo più appropriato che si basa su due fattori: affetto e fermezza. Mentre negli altri stili queste due componenti sono disarmoniche, nello stile educativo funzionale vi è tanto affetto quanta fermezza.

I genitori che hanno questo stile:

  • fanno del comportamento del figlio l’oggetto della critica invece di criticare la persona;
  • pongono limiti chiari evidenziando come una violazione determini una conseguenza;
  • lasciano che il figlio sperimenti le frustrazioni necessarie;
  • non puniscono in preda alla collera;
  • spesso manifestano amore e lodano il proprio figlio

I figli di genitori con questo stile sperimentano spesso benessere sociale ed emotivo e questo favorisce la massima espressione delle proprie potenzialità.

Le convinzioni che sottostanno a questo stile affettuoso e fermo sono caratterizzate da realismo, obiettività, flessibilità e senso logico. Ecco alcuni esempi:

  • Farò del mio meglio nel prendermi cura dei miei figli, ma so che non posso essere perfetto;
  • È spiacevole, ma non è la fine del mondo se mio figlio si arrabbia con me;
  • I bambini sono bambini, devono ancora imparare tante cose e a volte si comportano in modo indesiderabile;
  • Se faccio la cosa più semplice invece della più giusta mi ritroverò prigioniero delle richieste e degli stati d’animo di mio figlio;
  • La performance di mio figlio non determina il mio valore come persona;
  • I bambini possono tollerare le frustrazioni. Alcune frustrazioni sono necessarie per renderli più forti.

Cambiare stile educativo

Abbiamo visto come alcuni stili educativi genitoriali siano disfunzionali e quale sia invece uno stile più adeguato, ma è possibile cambiare il proprio stile?

Innanzitutto riconoscere che il proprio stile è disfunzionale e volerlo cambiare è già un passo molto importante. Per molti genitori questa consapevolezza può già creare un cambiamento nel modo di relazionarsi con suo figlio.

Per altri questo può non bastare perché, lo sappiamo, è dura cambiare le proprie abitudini. In questi casi può essere utile per un genitore agire sulle proprie convinzioni riconoscendo i pensieri che mantengono uno stile disfunzionale. Una volta riconosciuti i pensieri ci si potrebbe chiedere se questi siano utili, se si basano su fatti concreti che possono essere verificati, se aiutano a sentirsi meglio…

Sebbene io suggerisca a tutti i genitori di provare in autonomia a lavorare su loro stessi, rivolgersi ad un professionista potrebbe aiutarli suggerendo delle strategie e sostenendo il cambiamento.


 BIBLIOGRAFIA:

  • Kendall P. e Di Pietro M. (1995). Terapia scolastica dell'ansia. Guida per psicologi e insegnanti. Trento: Edizioni Centro Studi Erickson
  • Di Pietro M. e Bassi E. (2013). L'intervento cognitivo comportamentale per l'età evolutiva. Strumenti di valutazione e tecniche per il trattamento. Trento: Edizioni Centro Studi Erickson

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