Ricordate quando i ragazzini guardavano Dragon Ball e ci si preoccupava dell'inappropriatezza di alcune onde energetiche un po' troppo violente? Ecco, direi che  grazie allo streaming l'asticella si è un po' alzata ed ora forse c'è davvero qualcosa di cui preoccuparsi, ma serie come Thirteen Reason Why sono un' occasione educativa!

 

Oggi mentre aiutavo un ragazzo a preparare il percorso per l’esame di terza media ho scoperto che gli piacciono le serie TV. Essendo un appassionato anch’io gli ho chiesto che serie guardasse. Non ricordo con precisione tutte quelle che mi ha elencato perché tra queste una spiccava per importanza: Thirteen Reason Why (13). Se non sai perché questa cosa mi ha colpito forse è meglio che continui a leggere. 

Che cos’è Thirteen Reason Why (13)?

Thirteen Reason Why (13) è una serie TV distribuita da Netflix. Al centro della storia c’è il suicidio di Anna Baker, una ragazza che decide di registrare su cassette le ragioni che l’hanno portata a compiere questo gesto. 13 cassette e 13 ragioni. Ogni cassetta è indirizzata ad una persona che le ha fatto del male. Ognuna delle persone citate nei nastri deve ascoltare le cassette e poi passarle alla persona successiva. Se questo non dovesse succedere un amico fidato di Anna consegnerebbe una copia dei nastri alla polizia mettendo tutti nei guai.

Dopo una prima stagione molto apprezzata dal pubblico (7.4/10 sull’aggregatore Rotten Tomatoes) ne é stata prodotta una seconda stagione distribuita da Netflix il 18 maggio 2018.

Le critiche a 13: l’effetto Werther

Personalmente ho iniziato a guardare questa serie proprio in seguito alle critiche che avevo sentito su questa serie, prima tra tutte il rischio di un effetto Werther. Che cos’è l’effetto Werther?

In seguito alla pubblicazione de “I dolori del giovane Werther” si assistette ad un aumento del numero di suicidi nei giovani lettori che simulavano le gesta del giovane protagonista che riconoscevano nell’atto una soluzione al loro stato di disperazione.

Tale fenomeno riconosciuto dal sociologo David Phillips nel 1974 è stato riscontrato anche in altri casi come dimostra uno studio condotto in Corea nel 2013. Nello studio emerge come in seguito alla diffusione della notizia del suicidio di un celebre personaggio coreano vi fosse un aumento nel tasso di suicidi.

Per arginare questo fenomeno, nel 2008 l’organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha rilasciato delle linee guida a cui i giornalisti dovrebbero attenersi quando parlano di suicidio. Come abbiamo potuto vedere in occasione del fenomeno “Blue Whale” della scorsa estate i giornalisti non sempre tengono le giuste accortezze fomentando allarmismo ed emulazione.

Tornando a 13, è possibile che trattare il tema del suicidio possa portare a simulazioni del gesto ed è per questo che sono stati inseriti degli annunci all’inizio e al termine degli episodi che invitano le persone a contattare un numero verde nel caso si sentissero particolarmente tristi e vicine alle vicende della serie televisiva.

La serie 13 è adatta ai ragazzi delle medie?

No.

Al di là del rischio di emulazione la serie tratta temi molto complessi che vanno dal bullismo alla droga fino ad arrivare allo stupro e lo fa attraverso un linguaggio duro e immagini a volte molto forti. I contenuti non sono perciò adatti a ragazzi delle medie sono di difficile anche per ragazzi di 15 e 16 anni.

È giusto impedire ai ragazzi delle medie di guardare 13?

No.

Pur non essendo una serie adatta a ragazzi così giovani non è giusto impedire a questi ragazzi di guardarla. Non so se sia o meno moralmente giusto. Intendo che non è educativamente giusto farlo per un semplice motivo: lo guarderanno lo stesso! E con più gusto aggiungerei.

Impedire ad un ragazzo di fare qualcosa è notoriamente noto come un invito a farlo di nascosto. Per trovare conferma di questo ci basti pensare a quando avevamo la loro età. Quante sigarette fumate di nascosto e quanti cambi d’abito clandestini…

Non è fattibile tenere i ragazzi sotto una campana di vetro, lontani da ogni possibile minaccia perché in un mondo sempre connesso troveranno prima o poi il modo di accedervi. Cosa possiamo fare allora?

Educare alla visione di film e serie TV

Se accettiamo che non ci sarà possibile tenere lontani per sempre i nostri figli e i nostri studenti da determinati contenuti che vanno dai film horror alle serie violente ci sono poche ma fondamentali cose che possiamo fare per trasformare l'occasione in un'occasione educativa:

Stimolare una riflessione critica sui contenuti.

Questo è un esercizio che possiamo fare ogni giorno nelle piccole vicende quotidiane. Confrontarsi con i ragazzi sulle motivazioni, sui pensieri e le emozioni aiuta loro a formarsi degli schemi in assenza dei quali le informazioni difficilmente sarebbero organizzate, elaborate e comprese.

Rendersi disponibili al dialogo.

I ragazzi devono sapere che con noi possono parlare di tutto. Reazioni negative, giudicanti e biasimanti nei loro confronti gli faranno certamente passare la voglia di raccontarci qualcosa. Un atteggiamento aperto nei loro confronti anche quando non condividiamo le loro scelte ci permetterà di fargli sentire il nostro affetto incondizionato ed aumenterà le probabilità si aprano con noi.

Condividere esperienze.

Quale miglior modo di educare se non con la condivisione. Come evidenziato dal video qui sotto, guardare insieme un film o una serie permette di poterne parlare, confrontarsi su tematiche che sennò raramente sarebbero state oggetto di discussione ed avere qualcosa che ci fa avvicinare a loro e al loro mondo. Se non è possibile guardarle insieme perchè troppo imbarazzante, guardiamoli separatamente ma poi parliamone inseme. E se vostro figlio lo sta già guardando, perché non iniziare proprio da Thirteen Reason Why? Perchè al di là delle critiche è davvero una bella serie.

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