Studiare è un’abilità complessa che richiede fattori cognitivi, metacognitivi ed emotivo-motivazionali. In questo articolone cercherò di fare chiarezza presentando un modello molto utile per l’intervento.

 

COSA VUOL DIRE STUDIARE?

Molte volte diamo per scontato cosa vuol dire studiare ma lavorando con i ragazzi e insegnando loro a strutturare un efficace metodo di studio mi sono accorto che non è proprio così.

Chiariamolo una volta per tutte: studiare è un’abilità complessa che ha come scopo apprendere in modo intenzionale (Anderson, 1978).

Complessa non vuol dire difficile, vuol dire che richiede più abilità tra cui definire obiettivi e piani di azione, leggere attentamente un testo per comprenderlo, elaborare informazioni e memorizzarle…

Fasi di studio

Uno studio efficace prevede 3 fasi all’interno delle quali vengono messe in campo queste abilità:

  1. ORGANIZZAZIONE: dove si vedono per la prima volta gli argomenti, si definiscono gli obiettivi e i tempi in cui realizzarli;
  2. ASSIMILAZIONE: che comprende la lettura, la comprensione e l’elaborazione del testo;
  3. MEMORIZZAZIONE: deputata appunto a memorizzare il materiale, alla rievocazione e al ripasso.

In ognuna di queste fasi si possono utilizzare delle specifiche strategie come ad esempio fare schemi per migliorare l’elaborazione e la memorizzazione.

L’insieme strutturato di strategie che riguarda tutte e tre le fasi di studio si definisce metodo di studio.

QUALI SONO I FATTORI DELL’ APPRENDIMENTO?

Nello studio e nell’apprendimento più in generale possiamo identificare molti fattori. Cercando di fare un po’ di sintesi però possiamo individuare fattori cognitivi, metacognitivi e emotivo-motivazionali.

Fattori di studio


FATTORI COGNITIVI

Cognizione = elaborazione.

Tra i fattori cognitivi troviamo tutti quei fattori che hanno a che fare con l’elaborazione dell’informazione.

Per intenderci pensate ad esempio di dover premere un tasto ogni volta che vedete accendersi una lampadina. Per farlo il vostro cervello deve processare un’informazione visiva e rispondere allo stimolo inviando una risposta motoria al vostro dito. A compiti così semplici possono seguire compiti più complessi come ad esempio premere il tasto se la lampadina si illumina di giallo e non premerlo se si illumina di verde. Oppure premere due tasti diversi a seconda delle due condizioni.

I processi implicati in quest’ultimo caso sarebbero ad esempio le funzioni esecutive come ad esempio l’inibizione.

Altri fattori cognitivi potrebbero essere la stessa intelligenza ma anche fattori e processi sottordinati come le abilità attentive, la memoria, la lettura, la comprensione, il linguaggio

All’interno di questa categoria possiamo anche inserire gli stili cognitivi intesi come una preferenza di elaborazione dello stimolo ad esempio l’abitudine a far più attenzione alle immagini rispetto alle parole.

I fattori cognitivi sono fattori relativamente stabili ed essendo molto ancorati alle capacità neurobiologiche del nostro sistema cognitivo (il cervello) risentono delle sue possibilità di plasticità.


FATTORI METACOGNITIVI

Metacognizione = pensiero sul pensiero.

No, la metacognizione non ha niente a che vedere con la metafisica!

Possiamo dire che la metacognizione è il pensiero sul pensiero e si distingue in due categorie: la conoscenza metacognitiva e i processi di controllo autoregolativo (Cornoldi, 1995).

Le conoscenze metacognitive riguardano tutto quello che sappiamo, o crediamo di sapere, su come funziona la nostra mente, la mente degli altri e tutti i compiti che richiedano un’elaborazione cognitiva di qualche tipo.

Ad esempio, so che dimentico spesso le chiavi prima di uscire di casa e che se non trovo una strategia mi chiuderò fuori (cosa successa più volte). Nel mio caso la strategia consiste nel tastarmi la tasca quando sono sull’uscio, per altri potrebbe bastare metterle su un tavolino vicino all’uscita.

Nell’esempio, la conoscenza è metacognitiva perché ha a che fare con quello che credo di sapere sui miei processi di memoria e su come possano diventare più efficienti.

I processi di controllo si basano sulle conoscenze e consistono in attività come:

  • Previsione del proprio livello di prestazione in un compito o del risultato dell’applicazione di una strategia;
  • Pianificazione delle operazioni necessarie a raggiungere un dato obiettivo;
  • Monitoraggio e supervisione di un compito già avviato;
  • Valutazione sia della prestazione che delle strategie.
Un esempio di affermazioni che rifletto dei processi di controllo sono “questo testo richiede particolare attenzione perché alcuni passaggi non sono chiari” oppure “questo capitolo lo suddividerl in…; prevedo queste fasi per raggiungere i seguenti risultati…”.

FATTORI EMOTIVO-MOTIVAZIONALI

Motivazione = ciò che spiega inizio, direzione e persistenza di un comportamento diretto ad uno scopo.

La motivazione non è una cosa data una volta per tutte e riguarda molti aspetti. Viene legata a fattori emotivi perché sono fattori imprescindibilmente interconnessi. Quando aumenta la motivazione aumenta di conseguenza l’esperienza di emozioni positive nei confronti di un compito e viceversa.

Per dare una definizione unica di motivazione possiamo dire che “la motivazione è una configurazione organizzata di esperienze soggettive che consente di spiegare l’inizio, la direzione, l’intensità e la persistenza di un comportamento diretto ad uno scopo” (De Beni e Moè, 2000).

Tra i fattori emotivo motivazionali possiamo fare riferimento a:

  • Tipo di motivazione: Intrinseca (ovvero legata al piacere stesso dello svolgere l’attività) o Estrinseca (rinforzata da fattori esterni al compito stesso);
  • Obiettivi di padronanza: orientata alla padronanza (sapere / saper fare) o alla prestazione (mostrare di sapere / saper fare);
  • Teorie implicite: visione incrementale delle abilità (possono migliorare) o entitaria (quelle sono e quelle restano);
  • Stile attribuzionale: sono i modi in cui ci si spiega un evento che comprende variabili come la controllabilità e la stabilità nonché l’attribuzione a sé stessi o agli altri (locus interno o esterno).

IL MODELLO METACOGNITIVO MULTICOMPONENZIALE

Nel 2003 il gruppo di lavoro della facoltà di psicologia dell’Università di Padova sotto la guida della professoressa De Beni e del professor Cornoldi assieme a buona parte del gruppo MT hanno pubblicato un modello che integra i fattori dell' apprendimento chiamato "modello metacognitivo multicomponenziale" (De Beni et al., 2003).

Modello metacognitivo multicomponenziale (De Beni et al., 2003)

Il modello spiega la capacità di apprendimento come conseguenza dell’interazione tra i seguenti fattori:

  • CONVINZIONI: teorie implicite, obiettivi di apprendimento, attribuzioni
  • AUTOREGOLAZIONE: motivazione, organizzazione, elaborazione, flessibilità, concentrazione, ansia e atteggiamento
  • CONOSCENZE E ABILITÀ: processi cognitivi, funzioni esecutive, stili cognitivi…
  • STRATEGICITÀ: conoscenza e uso coerente delle strategie
  • PERFORMANCE: prova di studio oggettiva

Questo modello, che ha dimostrato la sua validità e affidabilità in numerose ricerche degli autori, è stato utilizzato per mettere appunto diversi strumenti di valutazione delle abilità di studio raccolte all’interno della batteria AMOS: Abilità e motivazione allo studio. Valutare correttamente quali siano i punti di difficoltà nello studio permette di lavorare direttamente sul problema aumentando le probabilità di aiutare lo studente a migliorare il suo apprendimento.


CONCLUSIONI

Come abbiamo visto l’apprendimento dipende da numerosi fattori cognitivi, metacognitivi ed emotivo-motivazionali. Un intervento che intende migliorare i processi di apprendimento di uno studente dovrebbe partire proprio da una buona valutazione di questi fattori.

SERVE AIUTO?

Se tuo figlio ha difficoltà nello studio potrebbe essere utile una valutazione. Parliamone assieme, il primo colloquio è gratuito!

Contattami!


BIBLIOGRAFIA

Anderson, T.H. (1978). Study skills and learning strategies. In H.F. O’Neil e C.D. Spielberg (a cura di), Cognitive and affective learning strategies. New York: Academic Press.

Brown, A.L. (1987). Metacognition, executive control, self regulation and other more mysterious mechanisms. In F.E. Winert e R.H. Kluwe (a cura di), Metacognition, Motivation and Understanding. Hillsdale: Erlbaum

Caponi, B., Falco, G., Focchiatti, R., Cornoldi, C. e Lucangeli, D. (2006). Didattica metacognitiva della matematica. Nuove prospettive e strumenti. Trento: Edizioni Centro Studi Erickson S.p.A.

Cornoldi, C. (1995). Metacognizione e apprendimento. Bologna: Il mulino.

Cornoldi, C., De Beni, R., Zamperlin, C.e Meneghetti, C. (2005). AMOS. Abilità e motivazione allo studio: Prove di valutazione per ragazzi dagli 8 ai 15 anni. Trento: Edizione Centro Studi Erickson S.p.A.

De Beni, R. e Moè, A. (2000). Motivazione e apprendimento. Bologna: Il Mulino.

De Beni, R., Moè, A., Cornoldi, C., Meneghetti, C., Fabris, M., Zamperlin, C. e De Min Tona, G. (2003). AMOS. Abilità e motivazione allo studio: Prove di valutazione e orientamento per la scuola secondaria di secondo grado e l’università. Trento: Edizione Centro Studi Erickson S.p.A.

.

Categorie Blog