Abilità di lettura
LE ABILITÀ DI LETTURA
La lettura è un processo di decodifica che ha origine dalla percezione dei tratti grafici. Quando vediamo una parola, prima ancora di accedere al suo significato e alla sua rappresentazione fonologica, nel nostro cervello neuroni specializzati concorrono al riconoscimento di un tratto grafico permettendo di riconoscerlo come segno. Una descrizione affascinante di tale processo è oggetto di metafora nel Pandemonium di Oliver Selfridge (1959)
Illustrazione del processo di riconoscimento di una lettera secondo il modello del Pandemonium (1959)
Secondo tale metafora, un’assemblea di demoni abiterebbe le nostre teste; alcuni sarebbero preposti alla analisi dei tratti percepiti ed altri sarebbero referenti di una lettera (o più in generale di un simbolo). Quando un insieme di tratti viene riconosciuto, i demoni referenti di simboli formati da tratti simili a quello percepito inizierebbero ad agitarsi sostenendo che l’insieme di tratti in questione sia in effetti il simbolo a loro affidato. Alla fine un demone di ordine superiore darebbe ragione all’uno o all’altro avendo confrontato le loro ragioni.
Tale processo, per quanto romanzato, è stato a fondamento nello sviluppo sulle teorie dell’intelligenza artificiale e nella formulazione del modello di lettura di McClelland e Rumelhart (1981) che integrano le intuizioni di Selfridge con delle evidenze sperimentali, evidenziando ad esempio come l’analisi dei tratti in una parola non avvenga in maniera sequenziale ma simultanea.
Analisi dei tratti nel modello McClelland & Rumelhart (1981)
Com’è immaginabile però (e la letteratura su pazienti con lesioni cerebrali focali ce lo conferma), il riconoscimento percettivo di una parola non è sufficiente all’accesso alla sua rappresentazione fonetica, ovvero alla sua pronuncia. Il processo di decodifica a questo punto deve fare i conti con la cosiddetta corrispondenza “grafema-fonema” che risente del contesto ortografico di riferimento. Si definiscono trasparenti quelle ortografie in qui vi sia una forte corrispondenza grafema-fonema ovvero dove ad ogni lettera corrisponda un suono (ad es. l’ortografia italiana) mentre si definiscono opache le ortografie dove alla stessa lettera (o insieme di lettere) corrispondono più suoni possibili a seconda di regole ed eccezioni (ad es. l’ortografia inglese).
Semplificazione del modello a due vie (Cornoldi e Tressoldi, 2007)
Dopo aver imparato a riconoscere e a pronunciare una parola tuttavia possiamo disporre di una rappresentazione fonetica (e semantica) dell’intera parola senza dover ricorrere all’analisi segmentata di tutti i suoni che la compongono. Il modello a due vie di Castel e Coltheart (1987) sottolinea tale differenza nell’riconoscimento di due vie di lettura: una via “fonologica” di conversione grafema-fonema e una via “lessicale” che fa accesso ad un deposito di parole con rispettivi significati e pronunce.
Infine, da un punto di vista evolutivo è possibile dividere in tappe l’acquisizione dei processi finora descritti seguendo il modello di Uta Frith (1985)
Com’è evidenziabile dalla tabella 1, la prima fase che i bambini in età prescolare attraversano è la fase logografica (5-6 anni). In questo periodo i bambini sono soliti indovinare le parole al pari di quanto farebbero con loghi famosi. Non sarebbe raro in tal senso che un bambino fosse in grado di leggere la parola “Coca-cola” se vi si trovasse innanzi. Infatti il carattere (font) e il colore con cui tale parola è presentata in maniera invariata sono indizi visuo-percettivi tali da permettere al bambino di riconoscerla. È all’interno di questa fase che il bambino inizierà a sviluppare quella che viene detta “consapevolezza fonemica”, abilità fondamentale che consiste ad esempio nel riconoscere i suoni iniziali e finali delle parole, nel dividere le parole in suoni e nel riconoscere le rime.
Con la fase alfabetica (6-7 anni) il bambino inizia a riconoscere le lettere e i suoni ancorati ad esse ed inizia il processo di analisi segmentale dei singoli fonemi. In questa fase, le abilità attentive, visuo-spaziali e di memoria di lavoro giocano un ruolo fondamentale.
Nella fase ortografica (8 anni in su) il bambino impara le regolarità proprie della sua lingua. La durata di tale processo dipende dalla cultura ortografica di riferimento. Ad esempio, mentre al termine del primo anno di scolarità i bambini italiani commettono una percentuale d’errori di decifrazione del 5%, i bambini inglesi ne commettono una percentuale del 67% (non a caso in Gran Bretagna esistono gare di spelling).
Infine nella fase lessicale il bambino è in grado di riconoscere una parola a colpo d’occhio senza la necessità di segmentazione e decodifica parziale dei fonemi.
